85. Cattolici contro ugonotti: le guerre di religione in Francia.

Da: H. A. L. Fisher, Storia d'Europa, volume secondo,  Laterza,
Bari, 1969.

 Le guerre di religione che insanguinarono la Francia  nella
seconda met del Cinquecento, oltre a provocare scontri, stragi e
distruzioni, rischiarono seriamente di compromettere l'unit
politica del paese. Come narra in questo brano lo storico inglese
Herbert Albert Laurens Fisher, la mancanza di un sovrano di polso
e il sostanziale cinismo della regina Caterina de' Medici,
reggente di fatto in nome dei suoi deboli figli, non seppero
impedire la scissione della nobilt francese in due partiti
aspramente contrapposti, l'uno cattolico e  l'altro calvinista,
che non esitarono ad appoggiarsi alle potenze straniere dei
rispettivi campi, pur di sconfiggere gli avversari interni.


   Le guerre di religione della seconda met del sedicesimo secolo
furono per la Francia assai pi disastrose che non le campagne
d'Italia che le avevano precedute. La politica che aveva ispirato
queste ultime era stata poco saggia, ostacolando, tra l'altro,
l'opera di esplorazione dei marinai bretoni e normanni nel Nuovo
Mondo e dissipando vite e ricchezze senza che le ambizioni
francesi fossero minimamente soddisfatte. Ma le guerre di
religione minacciarono addirittura di spezzare l'unit della
Francia, conquistata gi con tanta fatica, provocando mali ben
superiori alle perdite subite in battaglia. Si combatteva tra
citt e citt, tra villaggio e villaggio, tra famiglia e famiglia:
assalti armati e assassinii erano incidenti quotidiani. Si
commettevan delitti per fanatismo religioso, a soddisfazione di
vendette private, o anche, come accade in tutte le epoche in cui
la peste dello spionaggio infetta la compagine politica, per
insensato terrore. La moralit del santo [impegnato cio a vivere
quotidianamente con la fede di un santo] ugonotto era impegnata in
una lotta condotta in larga parte coi metodi degli sparatori
irlandesi. I savi francesi umanisti si tenevano in disparte, come
[Michel de] Montaigne [scrittore e filosofo francese, vissuto fra
il 1533 ed il 1592], nei cui Saggi, pubblicati durante la
selvaggia tirannide della lega cattolica, troviamo un evangelo di
epicureismo illuminato e di caritatevole scetticismo.
   Ecco, a grandi linee, la situazione francese alla morte di
Enrico secondo [di Valois, re di Francia], nel 1559; la propaganda
ginevrina o ugonotta aveva fatto grandi progressi, trovando
fautori nell'esercito e nel parlamento di Parigi, assicurandosi in
molte citt del contado un numeroso seguito di devoti aderenti.
Diverse persecuzioni non erano riuscite a soffocare il movimento.
Bench la morte sul rogo fosse il premio dell'eresia e, sotto il
regno di Enrico secondo, ottantotto umili protestanti la
subissero, la nuova fede continuava a creare proseliti. Piccole
Bibbie e libri di salmi francesi circolavano clandestinamente ed
erano letti nel segreto delle riunioni familiari. Maestri,
preparati alla scuola vivificatrice di Ginevra, viaggiavano
ovunque incoraggiando all'eroismo e alla resistenza. N gli
ugonotti francesi ignoravano il destino dei loro correligionari in
altri paesi: sapevano che le donne protestanti erano bruciate vive
nei Paesi Bassi, che in Inghilterra la regina Maria [Tudor, detta
la Sanguinaria] mandava al rogo anche gli arcivescovi, che
Giovanni Knox [riformatore che introdusse il calvinismo in Scozia]
aveva innalzato tra gli scozzesi  la bandiera di Ginevra. Le
congregazioni dei fedeli erano unite in una confraternita di
martirio. Un gruppo di eretici, ancora imperfettamente organizzato
ma ansioso e ardente, e reso pi forte dal senso della solidariet
con le comunit protestanti degli altri paesi, si opponeva al
debole e squattrinato governo francese.
   Contro questa incombente minaccia all'antica fede si
schieravano l'antica tradizione cattolica della monarchia
francese, la forza disciplinata della chiesa romana, le furie
superstiziose del popolino di Parigi e sempre, nello sfondo, la
potenza della Spagna, grande sul mare, dominatrice in Italia e nei
Paesi Bassi e legata alla casa d'Austria da intimi rapporti
familiari.
   Se, in circostanze simili, si fosse trovato sul trono francese
un re vigoroso, saggio e tollerante, che sapesse e volesse
giovarsi del forte sentimento favorevole all'indipendenza
gallicana prevalente in tanti prelati della chiesa francese, e
disposto, come Enrico ottavo  [Tudor, re inglese], a essere unico
indiscusso padrone in casa propria, una lunga serie di guai
sarebbe stata forse risparmiata al paese. Ma in questo momento
critico il governo della Francia tocc successivamente a tre dei
pi deboli sovrani che mai salissero su un trono europeo. Dei
figli di Enrico secondo e Caterina de' Medici, il maggiore,
Francesco secondo, fu un malato cronico; il secondo, Carlo nono,
una vittima del proprio sistema nervoso, se non addirittura un
pazzo; il terzo, Enrico terzo, un degenerato. Chi governava
realmente era la madre, cui nuoceva il doppio fatto d'essere donna
e straniera.
   La posizione di questa colta e cinica dama italiana della
classe media, improvvisamente chiamata a governare la Francia tra
le feroci rivalit che straziavano la corte e il paese, era
singolarmente difficile. Una politica di audacia, quale avrebbe
potuto affascinare un re indigeno, era inattuabile da una
straniera; una politica di entusiasmo tale da conquistare la
cordiale adesione di cattolici e ugonotti era contraria al suo
temperamento indifferente e fondamentalmente laico. Circondata da
ogni genere d'insidie, e in una situazione che esigeva la massima
vigilanza, ella decise di conservare l'apparenza della monarchia
per i suoi figli e la sostanza del potere per s, col metodo che
pi le pareva adatto a tal fine, e cio una pace religiosa fondata
sul compromesso. La sua figura morale suscit i pi opposti
giudizi. A uno storico ella appare particolarmente notevole per
il suo affetto materno. Per altri ella  la suprema incarnazione
dell'abilit e malvagit umana. Forse, tra i suoi critici meno
caritatevoli, il pi vicino al segno fu il suo figliolo minore,
nel definire la madre col nome di Madame la Serpente. Sprezzante
della verit, ghiottona, inesorabile e spregiudicata nelle
vendette private, era una vera italiana del suo tempo: sua grande
virt politica la fredda tenacia con cui lott per raggiungere un
equilibrio pacifico tra due partiti fanatici. Ma bench la
tolleranza s'accordasse col suo spirito e col suo carattere, non
fu mai per lei un ferreo principio. E a un certo punto questa
donna grassa, amabile, attiva, di gusto artistico raffinato e
genuino, amante di quadri, di gioielli e di buoni libri, che mai
perdonava o dimenticava una offesa, e che, prima tra i governanti
francesi, organizz l'immoralit come strumento di potenza,
abbandon la sua politica d'indulgenza e collabor alla
preparazione del massacro di San Bartolomeo.
   Pi importanti della regina italiana e dei suoi sciagurati
figli erano certi grandi gruppi aristocratici che ambiziosamente
tendevano a dominare il re e in conseguenza il governo. Uno di
questi gruppi era decisamente cattolico e l'altro decisamente
protestante, mentre il terzo rappresentava una posizione
intermedia, opponendosi ai capi cattolici nella politica e ai
protestanti nella fede religiosa. Il gruppo cattolico era il
partito dei Guisa [nome del ramo cadetto dei Lorena, estintosi nel
1675], di cui era a capo Francesco, duca di Guisa, idoleggiato
dalla Francia per la sua difesa di Metz e la presa di Calais.
[...].
   Capi del partito ugonotto erano invece i principi di Borbone,
Antonio, re di Navarra, e suo fratello Luigi, duca di Cond,
governatore della Piccardia e Protettore generale della chiesa di
Francia. Non si pu certo sostenere che questi due grandi nobili
fossero profondamente credenti nella fede ugonotta; ma la loro
potenza nell'ovest e nel sud-ovest della Francia, come pure in
Normandia, era considerevole e attir nel conflitto gran parte dei
piccoli nobili e dei gentiluomini di campagna di queste regioni.
   Un terzo gruppo, guidato originariamente dal veterano statista
Anne, duca di Montmorency, e forte specialmente nella Francia
centrale, era formato dai Politici, uomini che, sebbene aderissero
all'antica fede, amando poco la regina madre e i Guisa, avevano
assunto una posizione intermedia tra i gruppi estremi. [...].
   Nell'appassionato fermento dell'epoca, i pi futili incidenti
potevano provocare la guerra. L'esecuzione in Parigi di un
avvocato calvinista provoc nel sottosuolo protestante,
probabilmente non senza un certo incoraggiamento da parte del
Cond e forse anche di Elisabetta d'Inghilterra, una congiura per
impadronirsi del re e dei Guisa ad Amboise. La congiura fu
scoperta, i cospiratori crudelmente puniti, e i Guisa, sentendosi
sempre pi forti, osarono addirittura arrestare il Cond e
condannarlo a morte. Ma la fortuna mut bruscamente. Il 5 dicembre
1560 moriva il giovane re [Francesco secondo, salito sul trono
appena l'anno precedente]. Prima al culmine della fortuna, i Guisa
si trovarono ora privi di ogni efficacia a corte, mentre i loro
nemici prendevano il loro posto. La regina madre divenne reggente
per suo figlio Carlo, minorenne, e con l'aiuto del cancelliere
l'Hpital, uno dei pochi grandi statisti dell'epoca, inizi una
politica di amnistia e conciliazione. Il Cond fu liberato, i
calvinisti amnistiati, e il re di Navarra ammesso al Consiglio
come luogotenente generale del regno. Caterina e il suo saggio
consigliere tentarono ora un esperimento che, se l'opinione
pubblica fosse stata un po' meno accesa, avrebbe potuto porre le
basi di una pace provvisoria. Dopo la brusca interruzione di un
colloquio tra i principali teologi delle chiese rivali,
invariabile conclusione di simili dibattiti, fu pubblicato, nel
gennaio del 1562, un editto che legalizzava, con condizioni
discrete, la pubblica celebrazione dei riti ugonotti. Ma
l'opinione pubblica era ormai troppo tesa. Si distrussero
immagini, si abbatterono chiese, si attaccarono da una parte i
preti, dall'altra i predicatori; e finalmente, quando un gruppo di
ugonotti celebranti il loro culto fu massacrato a Vassy dalle
truppe dei Guisa [1562], la guerra civile, da tanto tempo tenuta
in freno, scoppi improvvisamente.
   Caratteristica di tale contesa fu non soltanto il fatto che
suoi strumenti fossero in gran parte mercenari stranieri, ma anche
che, dopo ogni breve periodo di lotta, si conchiudesse la pace non
in seguito a un accordo tollerante di entrambi i partiti, ma o per
mancanza di denaro o per l'uccisione di un capo o per improvviso
scoraggiamento e debolezza, o perch, nonostante i fieri rancori
religiosi e personali dell'epoca, esisteva ancora come sostrato,
il senso di un'unit francese, tesoro da non sperperarsi
leggermente. A tali ragioni deve attribuirsi il fatto che sette
guerre fossero necessarie prima che si placasse in Francia la
contesa tra cattolici e ugonotti.
   Entrambi i partiti non si fecero scrupolo di ricorrere
all'aiuto straniero. I cattolici si rivolsero alla Spagna, gli
ugonotti all'Inghilterra, giungendo al punto, durante la prima
guerra, di dare agl'inglesi il possesso di Le Havre e di prometter
loro Calais. Ma un'alleanza protestante non fu mai raggiunta.
L'abisso tra luterani tedeschi e ugonotti francesi rimase
incolmabile. E i luterani tedeschi che combatterono nelle guerre
francesi si trovavano in massima parte non nelle file degli
ugonotti, ma dei cattolici.
  .
